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Рецензия на книгу

Имя розы

Умберто Эко

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  • Аватар пользователя
    ArtemiiP
    14 января 2022

    Ridete, l'autore è morto! Viva l'autore!

    У меня заданьице было пару недель назад, это не совсем рецензия или обзор. Но все же решил поделиться здесь, вдруг у кого-то возникнет желание размять итальянские булки, ой, scusate, я хотел написать -
    pagnotte=)

    Per scegliere di quale libro scrivere come compito a casa mi ci voleva un sacco di tempo. Da una parte, sono lontano dall'essere un filologo o un esperto di letteratura, dall'altra, mi piace leggere e spesso scelgo la lettura come attività di ozio nel mio tempo libero. In diversi momenti della mia vita, sono stato fortemente influenzato da diversi libri di generi, filoni e autori molto diversi. Eppure, sono riuscito a scegliere un libro che mi aveva colpito quest'estate per diverse ragioni.

    Questo è un libro del famoso semiologo, filosofo, scrittore, traduttore, accademico, bibliofilo e medievista italiano che è nato ad Alessandria. Sto parlando di Umberto Eco, ovviamente e il libro di cui intendo parlare, Il Nome della Rosa. Questo è il primo libro di Umberto Eco che ho letto, ma assolutamente non l'ultimo. Nonostante io abbia iniziato a conoscere l'autore piuttosto tardi, avevo sentito di Umberto Eco prima di leggere Il Nome della Rosa.

    Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 1980 da Bompiani. Il Nome della Rosa è stato il primo romanzo intellettuale a raggiungere il top delle liste di super-bestseller e a portare l'autore alla popolarità mondiale. Oggi il libro è tradotto in diverse lingue ed è diventato un classico della letteratura mondiale.

    È difficile scrivere separatamente del genere, della trama o anche dei personaggi, perché questo è sicuramente uno dei rappresentanti più significativi dei romanzi postmoderni. Però cerco di descrivere brevemente la trama e l’ambientazione del libro. L'Europa del 1327 anno è sconvolta da lotte politiche ed ecclesiastiche. L'imperatore Luigi affronta il Papa Giovanni XXII. Allo stesso tempo, il papa combatte con l'ordine monastico francescano. In questo disordine, Adso da Melk, a quel tempo un giovane novizio, accompagna un francescano inglese, Guglielmo da Baskerville, in un viaggio attraverso le città e i principali monasteri d'Italia. Guglielmo si occupa di preparare e tenere un incontro preliminare tra la delegazione imperiale dei francescani e i rappresentanti del Papa. Guglielmo e Adso arrivano all'abbazia, dove avrà luogo l'incontro, qualche giorno prima dell'arrivo delle ambasciate. L'abate gli chiede immediatamente di investigare i morti strani nell'abbazia seguiti da altri morti orribili che i protagonisti devono investigare e risolvere il mistero dell'abbazia e della sua bibiloteca.

    Alcuni pensano che questo libro sia geniale, come me, mentre altri lo trovano una noiosa scema. Ma per continuare a raccontare del libro, mettiamolo sul tavolo operatorio e cominciamo a sezionarlo, togliendo uno strato dopo l'altro. A prima vista, Il Nome della Rosa è un romanzo poliziesco. Il monaco Guglielmo arriva in un'abbazia medievale e gli viene chiesto di investigare uno strano omicidio. Ma invece di portare avanti la trama, annodarlo e porre sempre più enigmi al lettore, Umberto Eco lo rallenta. Aggiunge dettagli della vita monastica medievale, della loro vita quotidiana, descrizioni delle caratteristiche architettoniche del monastero, dopo tutto. Il ritmo del libro rallenta così tanto che quasi si ferma. Non è più un giallo, ma un romanzo storico. Il medievista professionale, Umberto Eco, scriveva il romanzo con piani precisi dell'abbazia e descrizioni dettagliate dei monaci. Ma come un serpente che toglie la sua pelle, il libro toglie un altro strato e all'improvviso il lettore scopre un trattato religioso e filosofico. E i temi centrali, al contrario delle aspettative, sono l'eresia e il canone, la questione della povertà di Cristo, la salvezza dell'anima e così via. Quindi, come rappresentante del postmodernismo, non è né un romanzo poliziesco, né un romanzo storico, né un saggio filosofico.

    Naturalmente, in termini di epoca modernità e purezza dei generi, questo è tutto sbagliato, è una sorta di Frankenstein. Ma se si guarda il libro da un punto di vista postmoderno, è già un mosaico perfetto. Una mescolanza di generi, un sacco di riferimenti e allegorie, una ironia. Allora qual'è il messaggio del libro? Dunque, cos'è Il

    Nome della Rosa? È un gioco, ci dice il postmoderno, ridete, godetevi, giocate e non cercate il significato più profondo! La necessità della risata è provata senza ombra di dubbio. Anche l'argomento principale tra protagonista e antagonista è se Gesù ridesse. Già il nome stesso non ha un significato specifico. È un trucco dell'autore, perché la rosa come simbolo è così piena di significati che perde ogni significato.

    In questo caso, cosa dice l'autore stesso? Non c'è un autore. È morto nel postmoderno. E Il Nome della Rosa mostra vividamente il famoso concetto di "morte dell'autore" formulato dal filosofo francese Roland Barthes. Secondo Barthes, dopo la nascita di un testo, il suo autore "muore" e il testo prende una vita propria nella mente di ogni singolo lettore. Cioè, dentro la triade autore-testo-lettore, il ruolo principale è dato al lettore, poiché è lui che "anima" il testo. Da questo momento il lettore è libero di interpretare qualsiasi testo a suo favore. Già nel preambolo del romanzo, l'autore "si perde", perché prima è un traduttore ed editore di Praga del 1968, poi si scopre che il testo del romanzo è la traduzione da un testo latino del XVII secolo, ma che a sua volta riproduce il manoscritto di un monaco tedesco della fine del XIV secolo. Come scriveva Eco, “l'autore dovrebbe morire dopo aver scritto. Per non disturbare il cammino del testo”.

    È a causa del mio entusiasmo per i paradigmi di tradizione, modernità e postmodernità in termini di antropologia e, in particolare, il tema del postumano nell'era postmoderna, adoravo così tanto il romanzo di Umberto Eco.

    Per quanto riguarda gli adattamenti cinematografici, il romanzo è stato adattato nel 1986 dal regista Jean-Jacques Annaud, con Sean Connery. Nonostante i numerosi premi e il successo del film, Umberto Eco era insoddisfatto della rappresentazione del suo libro. Nel 2019, la mini-serie, diretta da Giacomo Battiato, è stata presentata e i suoi creatori hanno fatto molti cambiamenti rispetto alla trama del libro. Dopo aver letto il libro, ho guardato tutti e due gli adattamenti e posso solo dire che forse non li avrei guardati. Il gioco con il lettore che Eco fa nelle pagine del libro, i registi non sono riusciti a farlo.

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